Qatargate: ancora scosse a Bruxelles e a Roma

Qatargate: ancora scosse a Bruxelles e a Roma

Lo scandalo del Qatargate continua a produrre scossoni, tanto a Bruxelles come a Roma.

Il portavoce del Partito popolare europeo (Ppe)  ha smentito che esista un patto fra il suo partito e l’Alleanza progressista dei socialisti e dei democratici (S&D) per fronteggiare le conseguenze del Qatargate sugli equilibri politici nell’Europarlamento e, più in generale, a livello europeo.

“Non esiste un patto di non aggressione tra S&D e Ppe”, ha detto il portavoce, aggiungendo che  “a quasi una settimana dall’inizio dello scandalo i socialisti non hanno riconosciuto il vero problema: una rete corrotta di politici e assistenti all’interno della propria famiglia politica insabbiata da dubbie Ong.

È giunto il momento per loro di affrontare i fatti dello scandalo sulla corruzione del Qatar”.

Da parte sua,  la commissaria Ue all’Uguaglianza Helena Dalli (del Partito Laburista di Malta), in un’intervista al Corriere della Sera ha dichiarato che “l’Ue ha tolleranza zero per la corruzione, come abbiamo dimostrato in passato e come dimostreremo anche in questo caso”, sottolineando che la presidente della Commissione von der Leyen “si è già espressa in merito”.  “Accogliamo con favore la trasparenza e la collaborazione del Parlamento Ue con le autorità belghe preposte all’applicazione della legge – ha aggiunto – attendiamo le decisioni finali del
sistema giudiziario e adegueremo di conseguenza le nostre relazioni estere”.

A Roma, intanto, in una nota si è informato che “il segretario Enrico Letta ha chiesto alla Commissione nazionale di garanzia del Partito Democratico di riunirsi con la massima urgenza” per “assumere le determinazioni più opportune, a garanzia dell’onorabilità della comunità dei democratici e delle democratiche e a tutela degli stessi esponenti chiamati in causa, affinché siano più liberi di esporre le proprie ragioni e
fornire i chiarimenti che saranno richiesti dalle autorità inquirenti. Il Partito Democratico conferma di essere parte lesa in questa vicenda e agirà conseguentemente in tutte le sedi giudiziarie”. Da parte sua Stefano Bonaccini -candidato alla sucessione di Letta- ha detto che “abbiamo bisogno di dire che l’onestà e la sobrietà, il rispetto delle regole, alla luce di quello che sta accadendo vergognosamente a Bruxelles, tornino al centro dell’azione politica”.

Brando Benifei, capodelegazione del Pd nel gruppo socialdemocratico (S&D) ha puntualizzato che il suo partito “ha sempre votato contro la
violazione dei diritti umani in quei Paesi, né io ho mai ricevuto pressioni indebite per fare l’opposto”. “Non è un caso se nel corso degli interrogatori di garanzia neanche una domanda è stata fatta su di me. Segno che non c’entro nulla”, ha spiegato in un’intervista a Repubblica, aggiungendo che “la sola idea che qualche parlamentare, in carica o ex, si sia potuto arricchire sulla pelle dei diritti umani mi fa vomitare”.

In quanto ai politici italiani coinvolti nello scandalo, Benifei ha raccontato che “non sono mai stato a casa di Antonio Panzeri, né l’ho mai frequentato”. “Discutevamo solo di questioni istituzionali finché è rimasto in carica: ricordo ad esempio le divergenze sul Marocco, da lui difeso, mentre io da membro dell’intergruppo a favore del popolo Saharawi ero spesso critico. E dopo la sua uscita dall’Europarlamento mi è capitato di avere con lui qualche scambio politico sul Pd e Articolo1”. In quanto a Francesco Giorgi -il compagno dell’eurodeputata greca Eva Kaili, arrestato nell’ambito dell’inchiesta Qatargate – Benifei dice non aver mai lavorato con lui. “Non mi stava neanche simpatico. L’ho sempre trovato arrogante. E fin troppo disinvolto”, ha spiegato.

Fonte: Ansa

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