A trent’anni dalla misteriosa sparizione del magistrato, le indagini si concentrano in un bene confiscato alla Banda della Magliana. Le autorità esplorano gallerie sotterranee finora inesplorate.
A trent’anni esatti dalla sua misteriosa scomparsa, il caso di Paolo Adinolfi, il giudice sparito nel nulla, potrebbe essere a una svolta. Dalle prime ore di questa mattina, squadre interforze composte da Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza, coordinate dalla Prefettura, sono impegnate in una complessa operazione di scavo e ispezione nelle gallerie sotterranee della Casa del Jazz, a Roma. L’obiettivo è uno solo: trovare i resti del magistrato civile di cui si sono perse le tracce il 2 luglio 1994.
Un Giallo Lungo Trent’Anni
Il magistrato Paolo Adinolfi, all’epoca cinquantaduenne e da poco trasferito alla Corte d’Appello, era noto per la sua lunga e delicata carriera presso la sezione Fallimentare del Tribunale della Capitale, spesso definita il “porto delle nebbie” per la gestione di crack finanziari complessi e con presunte ramificazioni nella criminalità organizzata.
Il 2 luglio 1994, un sabato mattina, Adinolfi uscì dalla sua abitazione in via della Farnesina promettendo alla moglie che sarebbe tornato per l’ora di pranzo. Non fece più ritorno. Nonostante le vaste ricerche e le diverse piste seguite nel corso degli anni (dall’allontanamento volontario al rapimento legato ai suoi fascicoli), il caso era rimasto un cold case, archiviato a carico di ignoti.
L’Ombra della Banda della Magliana
Ciò che rende la Casa del Jazz il fulcro di questa nuova indagine è la sua storia. L’edificio, una villa storica situata in Viale di Porta Ardeatina, è un bene confiscato alla criminalità organizzata, in particolare a Enrico Nicoletti, a lungo ritenuto il cassiere della Banda della Magliana.
L’ipotesi che Adinolfi possa essere stato vittima di un omicidio legato al suo lavoro e che il suo corpo sia stato occultato proprio in una delle proprietà del gruppo criminale non è nuova, ma ha trovato nuovo impulso grazie a una recente richiesta dell’ex giudice Guglielmo Muntoni. Le autorità stanno esplorando tunnel e cunicoli sotterranei che, a quanto pare, erano stati murati e non erano mai stati ispezionati in precedenza.
La Speranza della Famiglia
Sul posto, a seguire da vicino le operazioni, c’è anche Lorenzo Adinolfi, figlio del giudice, che ha commentato con cautela: «Ora dobbiamo solo aspettare. Non si può dire altro». L’intervento, disposto dal Comitato provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, è un segnale di riapertura di uno dei misteri più oscuri della cronaca giudiziaria romana.
Gli scavi, che prevedono l’uso di cani molecolari e l’impiego di personale specializzato, sono stati temporaneamente sospesi nel tardo pomeriggio e riprenderanno nella giornata di domani, mantenendo viva la speranza di mettere finalmente un punto fermo su una verità attesa da oltre tre decenni.
