La Tari 2025, la tassa sui rifiuti pagata dalle famiglie italiane, registra un nuovo aumento. Secondo il Rapporto di Cittadinanzattiva, quest’anno la spesa media nazionale sale a 340 euro, con ampi divari territoriali che confermano un’Italia spaccata in due: Nord più economico, Sud tra i livelli più alti d’Europa per costi e disservizi.
Tariffe in crescita quasi ovunque
Il rapporto evidenzia come nel 2025 la Tari sia aumentata nella quasi totalità delle Regioni. Le principali cause:
- rialzo dei costi di gestione e trattamento dei rifiuti,
- difficoltà legate al caro energia,
- investimenti non omogenei negli impianti,
- differenze nei livelli di raccolta differenziata.
Aumentano quindi le tariffe, ma non sempre cresce la qualità del servizio.
Nord Italia: tariffe più basse e servizi più efficienti
Le Regioni del Nord, storicamente più virtuose nella gestione dei rifiuti, registrano le spese più contenute. Qui incide positivamente:
- l’alta percentuale di raccolta differenziata,
- una rete impiantistica più moderna,
- economie di scala nella gestione.
In molte province di Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia la tariffa resta ben sotto la media nazionale, con cifre che oscillano tra i 250 e i 290 euro annui.
Sud Italia: Sicilia, Campania e Puglia in cima alla classifica
Il quadro cambia radicalmente scendendo verso Sud. Sicilia, Campania e Puglia si confermano le Regioni più care d’Italia, con punte che superano anche i 450 euro annui per famiglia.
A incidere sono:
- scarsa disponibilità di impianti di trattamento e smaltimento,
- forte ricorso al trasporto fuori Regione,
- maggiori costi di gestione,
- percentuali di differenziata ancora insufficienti.
In molte città siciliane, ad esempio, il costo della Tari continua a crescere anno dopo anno nonostante persistano criticità croniche nella raccolta e nell’ordine urbano.
Perché la Tari continua ad aumentare?
Secondo gli analisti di Cittadinanzattiva, gli incrementi derivano da un mix di fattori:
- gestione dei rifiuti non ottimizzata,
- investimenti infrastrutturali ancora insufficienti,
- rincaro dei costi di trasporto e smaltimento,
- lentezza nell’attuazione del nuovo sistema tariffario ARERA.
Il risultato è che i cittadini pagano di più senza percepire un miglioramento uniforme del servizio.
Cosa aspettarsi nei prossimi anni
Il PNRR prevede investimenti significativi per:
- nuovi impianti,
- aumento della differenziata,
- ottimizzazione dei sistemi di raccolta,
- digitalizzazione dei servizi.
Ma gli esperti avvertono: senza una gestione realmente efficiente, soprattutto nelle Regioni più in difficoltà, il divario tra Nord e Sud potrebbe persistere anche oltre il 2025.
