
Accuse durissime dal ministero degli Esteri iraniano: “Invece di fermare i soprusi di USA e Israele, l’Europa ha steso loro i tappeti rossi”. Mentre il conflitto si allarga, l’Iran avverte: “Chi si unisce all’offensiva diventerà un bersaglio”.
TEHERAN – Durante la consueta conferenza stampa settimanale, il portavoce Esmaeil Baqaei ha puntato il dito contro Bruxelles e le principali capitali europee, tra cui Parigi e Londra. L’accusa è quella di non aver saputo, o voluto, arginare quella che l’Iran definisce come “l’arroganza e il bullismo” dell’amministrazione americana guidata da Donald Trump e del governo di Benjamin Netanyahu.
L’atto d’accusa di Baqaei
“I Paesi europei hanno purtroppo contribuito a creare queste condizioni” ha dichiarato Baqaei, riferendosi agli attacchi aerei che hanno colpito infrastrutture militari, depositi petroliferi e centri governativi iraniani nell’ultima settimana. Secondo Teheran, l’Europa avrebbe fallito nel far rispettare il diritto internazionale, preferendo allinearsi alle posizioni bellicose di Washington anziché fungere da mediatore o da contrappeso.
Il portavoce ha poi aggiunto una nota di minaccia esplicita: qualsiasi nazione europea che decida di partecipare attivamente al conflitto — ad esempio concedendo l’uso di basi aeree o fornendo supporto logistico diretto — sarà considerata una parte belligerante e, di conseguenza, un “legittimo bersaglio” per le ritorsioni iraniane.
Un contesto di guerra totale
Le parole di Teheran arrivano in un momento di estrema fragilità:
- Successione al potere: L’Iran ha appena confermato la nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema, dopo la morte del padre Ali Khamenei in uno dei primi raid dell’offensiva.
- Raid ed energia: Mentre il cielo di Teheran è ancora oscurato dal fumo dei depositi petroliferi colpiti, l’Iran ha risposto chiudendo lo Stretto di Hormuz, mossa che sta facendo schizzare il prezzo del petrolio sui mercati mondiali.
- Reazione Europea: I leader dell’UE, guidati dal Presidente del Consiglio Europeo António Costa, hanno indetto colloqui di emergenza con i capi di Stato mediorientali per tentare una de-escalation che, al momento, appare lontanissima.
La posizione dell’Italia
In questo scenario, la Premier italiana Giorgia Meloni ha ribadito che “l’Italia non è in guerra e non intende entrarci”, cercando di mantenere una linea di equilibrio per evitare speculazioni sui prezzi dell’energia e proteggere i connazionali presenti nella regione. Tuttavia, la pressione degli alleati NATO per una posizione più netta cresce di ora in ora.
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