
Fine della corsa per la storica realtà produttiva. I dipendenti ricevono il benservito sul cellulare dopo una giornata di lavoro ordinaria. I sindacati insorgono: «Nessun preavviso, tradita la fiducia dei lavoratori».
BRESCIA – Il giorno prima si lavorava come sempre, tra ordini da evadere e progetti futuri. Il giorno dopo, la serranda è rimasta abbassata e i telefoni hanno iniziato a vibrare. È iniziato così l’incubo dei dipendenti della Maccarinelli, nota vetreria della provincia di Brescia, che hanno scoperto di essere stati licenziati tramite un messaggio WhatsApp. Una modalità che ha scatenato l’indignazione dei sindacati e della comunità locale.
Dal passaggio generazionale al buio totale
Ciò che rende la vicenda ancora più amara è la mancanza di segnali premonitori. Secondo quanto ricostruito dalle rappresentanze sindacali:
- Prospettive di crescita: Solo pochi mesi fa l’azienda aveva rassicurato i lavoratori parlando di continuità e di un imminente passaggio generazionale.
- Investimenti fantasma: Nel corso del 2025 erano stati annunciati nuovi investimenti strutturali.
- Nessun ammortizzatore: Fino a febbraio 2026 non erano state attivate procedure di cassa integrazione o segnali di crisi finanziaria.
La proprietà avrebbe inizialmente comunicato un giorno di ferie forzate per un presunto “calo produttivo”, salvo poi inviare, poche ore dopo, la comunicazione definitiva di cessazione attività via chat.
Lo sdegno dei sindacati: «Lavoratori trattati come variabili»
La reazione della Uiltec Brescia è stata durissima. Molti dei dipendenti coinvolti vantano oltre un quarto di secolo di servizio ininterrotto all’interno della vetreria.
«Parliamo di persone che hanno dedicato oltre 25 anni di vita a questa azienda — ha dichiarato Andrea Cassago della Uiltec — e che oggi vengono liquidate con un messaggio, senza neppure essere guardate negli occhi. Il lavoro non può essere una variabile da spegnere con un click».
Il sindacato denuncia la totale assenza di un confronto preventivo, una prassi che scavalca non solo le buone maniere ma, potenzialmente, anche le procedure previste dai contratti nazionali in caso di chiusura collettiva.
Quale futuro per i lavoratori?
Mentre la proprietà resta per ora in silenzio, i sindacati stanno già preparando le carte per una battaglia legale. L’obiettivo è duplice: ottenere chiarimenti reali sulle motivazioni di un tracollo così improvviso e garantire che i diritti dei lavoratori, dai TFR alle indennità di mancato preavviso, vengano rispettati. Nel frattempo, resta l’amarezza di un territorio che vede scomparire un altro pezzo della sua storia industriale nel modo più impersonale possibile.
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