
Le indagini hanno svelato un meccanismo “industriale” capace di colpire 125 vittime in tutta Italia, da Desenzano del Garda fino alla Sicilia. Il gruppo non si limitava a piccoli raggiri, ma gestiva una vera e propria rete aziendale del crimine, con ruoli definiti e il supporto di tecnici informatici esteri e broker di criptovalute.
Il lusso finanziato con le truffe: sequestri per migliaia di euro
Oltre agli arresti, il GIP ha disposto il sequestro preventivo di un ingente patrimonio che strideva fortemente con il profilo reddituale degli indagati, molti dei quali risultavano nullatenenti o percettori del reddito di inclusione. Tra i beni sequestrati figurano:
- Orologi di lusso: Una collezione di Rolex (modelli Daytona, Submariner, Yacht-Master, Datejust e Air-King).
- Parco auto: Una Tesla Model Y, una Range Rover Evoque, un’Alfa Romeo Stelvio e diverse Fiat.
- Immobili e Società: Cinque appartamenti e le quote di una società di e-commerce di elettrodomestici usata come copertura.
La trappola: dai trattori alle finte offerte “Legge 104”
Il modus operandi era seriale e spietato. L’organizzazione pubblicava annunci fittizi su marketplace e siti specializzati riguardanti beni di ogni tipo: trattori, mini-escavatori, piscine, pellet e minicar elettriche.
Le tecniche di persuasione includevano:
- Falsi sconti fiscali: Proponevano l’IVA agevolata al 4% (Legge 104) per attirare persone con disabilità interessate all’acquisto di minicar.
- Autorità simulate: Gli indagati si spacciavano talvolta per appartenenti alle Forze dell’Ordine per guadagnare fiducia.
- Clonazione aziendale: Utilizzavano nomi e dati di società reali (ignare di tutto) per dare parvenza di legalità agli annunci.
- Aste giudiziarie fantasma: Giustificavano i prezzi stracciati millantando la provenienza dei beni da fallimenti o aste del tribunale.
La rete dei “Money Mule” e il riciclaggio digitale
Per far sparire i soldi, l’organizzazione utilizzava una fitta rete di “money mule” (corrieri di denaro) reclutati nella microcriminalità. Una volta ricevuto il bonifico (solitamente un acconto del 50%), il denaro veniva rapidamente frazionato e spostato su:
- Conti gioco online.
- Piattaforme di trading e investimenti in criptovalute.
- Acquisto di beni di lusso intestati a prestanome.
Un’indagine tra tradizione e tecnologia
I Carabinieri hanno incrociato tecniche classiche (pedinamenti e GPS) con analisi digitali avanzate: intercettazioni di chat WhatsApp, analisi dei filmati ATM durante i prelievi e tracciamento dei flussi finanziari. Le vittime, spesso persone fragili o anziane, venivano talvolta truffate due volte: dopo il primo acconto, venivano convinte a saldare l’intero importo con la falsa promessa di una consegna rapida.
L’estensione territoriale delle truffe — che ha toccato centri come Calasetta, Augusta e Borgo Val di Taro — conferma la pericolosità di un gruppo capace di operare in modo anonimo e capillare, sfruttando le vulnerabilità del mercato digitale.
