
di Umberto Zollo | Torino – La Guardia di Finanza ha sequestrato disponibilità finanziarie e beni per oltre un milione di euro a una società di trasporto e ai suoi amministratori, nell’ambito di accertamenti su crediti d’accisa.
La Guardia di Finanza di Torino ha eseguito sequestri preventivi per oltre un milione di euro nei confronti di una società torinese attiva nel trasporto di merci su strada e dei suoi due amministratori, uno di diritto e uno ritenuto di fatto. I provvedimenti riguardano disponibilità finanziarie e patrimoniali e sono collegati a contestazioni relative all’utilizzo del credito d’accisa sul gasolio commerciale.
L’attività trae origine da una verifica fiscale condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Torino, avviata per controllare il rispetto degli obblighi previsti nel settore delle accise sui prodotti energetici. Gli accertamenti si sono concentrati sulle dichiarazioni presentate dall’impresa all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli tra il 2021 e il 2025.
Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, nel corso di quelle annualità la società avrebbe presentato diverse dichiarazioni sostitutive contenenti dati non veritieri per ottenere il credito d’imposta riconosciuto in relazione ai consumi di gasolio commerciale dei veicoli aziendali. Il meccanismo avrebbe consentito di sottrarre all’accertamento e al pagamento dell’accisa prodotti energetici per un valore fiscale complessivo superiore a un milione di euro.
Una parte consistente del credito così maturato sarebbe stata successivamente utilizzata per effettuare compensazioni con altri tributi dovuti dall’impresa, per un ammontare superiore a 900 mila euro. Proprio la ricostruzione dei flussi finanziari ha rappresentato uno degli aspetti centrali degli accertamenti successivi.
Gli approfondimenti, condotti anche attraverso accertamenti bancari, hanno permesso di seguire la destinazione delle somme e di acquisire elementi relativi al possibile reimpiego dei profitti in attività economiche. Le verifiche avrebbero inoltre consentito di ricondurre la gestione concreta della società anche a una persona diversa dal rappresentante legale, individuata come possibile amministratore di fatto.
Le contestazioni formulate comprendono falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico, autoriciclaggio, indebita compensazione, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e sottrazione all’accertamento o al pagamento dell’accisa sui prodotti energetici.
I provvedimenti di sequestro sono stati eseguiti fino a raggiungere l’importo disposto dall’autorità giudiziaria. Tra i beni sottoposti a vincolo figurano somme presenti sui conti correnti e una Ferrari Purosangue utilizzata dalla persona indicata dagli investigatori come amministratore di fatto dell’impresa.
Contestualmente sono state effettuate anche perquisizioni domiciliari e nei locali aziendali, con l’obiettivo di acquisire documentazione e altri elementi utili alla ricostruzione delle operazioni economiche e fiscali contestate. Il caso pone al centro il sistema dei crediti d’accisa destinati agli operatori dell’autotrasporto e i controlli sull’effettiva corrispondenza tra i consumi dichiarati e le agevolazioni fiscali richieste.
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