
Il Tribunale di Sorveglianza revoca l’affidamento in comunità per il cantante 35enne. Violate le prescrizioni sull’uso dei telefoni mentre preparava il lancio dell’album “Malavita”.
ROMA – Le candeline dei 35 anni Niko Pandetta le ha spente in una cella di Rebibbia. Il nipote del boss catanese Turi Cappello, condannato a 4 anni e 9 mesi per spaccio ed evasione, ha visto revocato il suo regime di affidamento a una comunità terapeutica di Palestrina, vicino Roma. Una decisione che arriva come una doccia fredda proprio nel momento di massimo fermento per la sua carriera musicale.
La trappola digitale
Uscito dal carcere di Cagliari lo scorso ottobre, Pandetta sembrava aver intrapreso un percorso di riabilitazione. Tuttavia, i report della polizia hanno dipinto una realtà diversa. Nonostante i divieti imposti dal Tribunale di Sorveglianza di Roma, il cantante avrebbe continuato a fare un “uso indiscriminato” di cellulari e social network.
Secondo quanto riportato dall’Unione Sarda, l’artista aveva ottenuto il permesso di recarsi in studio di registrazione due volte a settimana per completare il suo nuovo disco. Ma proprio durante questo periodo di semilibertà, la sua attività online — fondamentale per la promozione discografica ma vietata dalle prescrizioni giudiziarie — è finita sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori.
L’album “Malavita” e il paradosso del successo
Il tempismo dell’arresto è quasi cinematografico. Pandetta era nel pieno di una massiccia campagna pubblicitaria per il lancio di “Malavita”, il suo nuovo album in uscita a fine mese. Un progetto ambizioso, a tre anni dall’ultimo lavoro, che vanta collaborazioni con i pesi massimi della scena rap e trap italiana:
- Guè e Baby Gang
- Simba La Rue
- Kid Yugi
Pochi giorni prima del ritorno in carcere, il trapper aveva affidato a Instagram un messaggio di ringraziamento per i fan: “Siete la mia famiglia! Sono felice di avervi avuto al mio fianco nella tempesta”. Parole che oggi suonano profetiche, mentre la “tempesta” giudiziaria lo riporta nel penitenziario romano.
La decisione del Tribunale
Per i magistrati di sorveglianza, l’atteggiamento di Pandetta è stato giudicato incompatibile con il percorso terapeutico. La facilità con cui il cantante ha ignorato i limiti sull’uso della tecnologia ha dimostrato, secondo l’accusa, una scarsa volontà di attenersi alle regole dello Stato, portando così alla revoca immediata del beneficio e al trasferimento a Rebibbia.
Resta ora da capire come la casa discografica gestirà l’uscita di un album intitolato “Malavita” mentre il suo autore torna a scontare la pena in regime detentivo ordinario. La “promessa del sole” fatta ai fan sembra, per ora, destinata a restare dietro le sbarre.
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